Risarcimento del danno alla persona e danno da lutto. Sesta parte – 1

danno lutto dsm 5Articoli tratti dalla Tesi di Laurea della Dott.ssa Maria Veneziano. Laurea Magistrale in Psicologia Clinica presso l’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo. Anno Accademico: 2014-2015. Titolo: “Risarcimento del danno alla persona e danno da lutto. Riflessioni teoriche e metodologiche alla luce del DSM-5”. Relatore: Chiar.ma Prof.ssa Daniela Pajardi.

Risarcimento del danno alla persona e danno da lutto. Sesta parte – 1. I cambiamenti nella diagnosi del lutto introdotti dal DSM-5.

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Cambiamento importante nel DMS-5, accompagnato da accesi dibattiti e critiche, è rappresentato dall’eliminazione del criterio E nella sezione del Disturbo Depressivo Maggiore. Esso era dedicato ad escludere la condizione del lutto con sintomi depressivi dalla suddetta diagnosi, se la loro durata non si prolungava oltre due mesi successivi alla perdita. Al posto di questo criterio troviamo una nota specifica che si riferisce alle perdite significative e la clausola dei due mesi per diagnosticare il disturbo depressivo non esiste più. Tra le perdite il DSM-5 elenca: lutti, tracolli finanziari, perdite conseguenti a disastri naturali, gravi patologie mediche e disabilità. Queste situazioni possono generare sentimenti di tristezza, ruminazione sulla perdita, insonnia, scarso appetito, variazioni nel peso, come indicato nel criterio A del Disturbo Depressivo Maggiore, che possono somigliare ad un episodio depressivo. Il punto critico che può essere messo in evidenza è la ricaduta che avrà sul mondo clinico l’eliminazione del criterio E. In tutte le situazioni di perdita non si dovrà più attendere i fatidici due mesi per porre una diagnosi ma, anche poco dopo aver subito una perdita, la presenza di determinati sintomi permetterà di porre la diagnosi di Episodio Depressivo Maggiore. A questo punto troviamo nel DSM-5 una nota ulteriore riferita alla esperienza del lutto e alla sua distinzione rispetto al disturbo depressivo che dovrebbe aiutare nella diagnosi differenziale.

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Nel lutto prevalgono sentimenti di vuoto e perdita, nell’episodio depressivo prevalgono umore depresso e incapacità di provare piacere e felicità. Nella condizione di lutto la disforia arriva ad ondate ed è invariabilmente associata al ricordo del defunto, a differenza della sofferenza ed infelicità pervasive dell’episodio depressivo. I pensieri del soggetto in lutto sono pervasi da preoccupazioni relative al defunto e da ricordi. I pensieri del soggetto depresso sono di solito associati a ruminazioni pessimistiche ed autocritiche. Il soggetto depresso prova disgusto per se stesso invece nel lutto l’autostima è generalmente preservata.  La presenza eventuale di pensieri di autodenigrazione, è dovuta a carenze proprie percepite nei confronti del defunto, ad esempio il soggetto si accusa per non aver manifestato abbastanza il suo amore al defunto. Se nella condizione del lutto si individuano pensieri legati alla morte ed al morire, sono generalmente localizzati sul defunto e sul desiderio di poterlo raggiungere. Nella depressione, i pensieri legati alla morte sono riferiti al suicidio per sentimenti di inutilità, colpa, di essere immeritevoli di vivere, di essere incapaci di superare la sofferenza che si sta esperendo.

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Risulta evidente che, a seguito delle modifiche in ambito clinico, una persona in lutto con gli stessi sintomi può ricevere diagnosi diverse in base all’uso di manuali diagnostici diversi. Riferendoci alla vecchia diagnosi il soggetto ha il diritto di essere depresso, dopo aver subito una perdita, per un massimo di due mesi. Il razionale della precedente diagnosi era proprio quello di distinguere il lutto fisiologico dalla depressione maggiore. Il DSM-5 ha eliminato questa distinzione. Al suo posto troviamo solo una nota in cui si raccomanda ai clinici l’attento esame di eventi di perdita in cui accanto a reazioni “normali”, possono manifestarsi reazioni depressive. Esse sarebbero causa di una prognosi peggiore e richiederebbero trattamento farmacologico. Secondo l’APA questo cambiamento sarebbe giustificato dal fatto che c’è evidenza clinica che eventi di perdita grave posso evolversi in depressione anche in tempi molto brevi. Secondo gli autori del DSM-5, i nuovi criteri della Depressione Maggiore e del lutto patologico, sono utili a porre una diagnosi differenziale rispetto alla condizione di lutto normale.

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By |2017-01-05T16:32:34+00:009 Agosto 2016|In evidenza, Pubblicazioni|0 Comments