Risarcimento del danno alla persona e danno da lutto. Seconda parte

danno psicologico okArticoli tratti dalla Tesi di Laurea della Dott.ssa Maria Veneziano. Laurea Magistrale in Psicologia Clinica presso l’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo. Anno Accademico: 2014-2015. Titolo: “Risarcimento del danno alla persona e danno da lutto. Riflessioni teoriche e metodologiche alla luce del DSM-5”. Relatore: Chiar.ma Prof.ssa Daniela Pajardi.

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Seconda parte. Le diverse voci di danno: danno patrimoniale e danno non patrimoniale.

Il danno patrimoniale, risarcibile ai sensi dell’art. 2043 c.c., è individuabile nei danni inferti alla sfera patrimoniale del singolo soggetto. Può manifestarsi sia come diminuzione del reddito conseguente al sinistro, sia come perdita di un proprio bene, sia come costi delle cure ed impossibilità di provvedere a tutte le necessità quotidiane.

È costituito dal danno da lucro cessante (danno futuro o perdita di chance), risarcimento per la mancata produzione di reddito fino alla guarigione; dal danno emergente (attuale), diminuzione del patrimonio per sostenere spese attuali o futura; dal danno alla capacità lavorativa specifica, perdita di specifiche skills per svolgere una mansione lavorativa.

Nella categoria dei danni non patrimoniali individuiamo il danno biologico che consiste nella lesione temporanea o permanente all’integrità psico-fisica del soggetto, suscettibile di essere accertata dal medico legale. È indipendente dalla capacità di produrre reddito. Ha una incidenza negativa sulle attività quotidiane e le relazioni sociali. Nello specifico distinguiamo il danno biologico di natura psichica, che corrisponde ad una alterazione dell’equilibrio psichico del soggetto, con conseguente insorgenza di una psicopatologia, diagnosticata tramite consulenza tecnica specifica dall’esperto psicologo o psichiatra forense, dal danno biologico di natura fisica. Quest’ultimo può essere individuato con esami medici oggettivi.

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Il danno morale consiste nella sofferenza soggettiva del danneggiato a causa di un fatto illecito commesso da terzi, anche detto “turbamento transuente dell’animo” o “patema d’animo”. La Corte Costituzionale (sent. 184/86) lo definisce “danno-conseguenza”, intendendolo come una afflizione emotiva temporanea che non impedisce al soggetto il perseguimento dei suoi obiettivi di vita. Il risarcimento per le sofferenze subite viene perciò definito  “pretium doloris”, “pecunia doloris”. L’onere della prova spetta al danneggiato.

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Il danno esistenziale è risarcibile in base all’art. 2059 c.c. e all’ art. 2 della Costituzione. Si riferisce all’impoverimento della qualità della vita del soggetto, dovuto alla perdita di chances, al non poter più fare, alla compromissione delle possibilità realizzatrici, ad esempio lesioni alla serenità familiare, alle relazioni sociali, godimento di un ambiente salubre. Il fatto di dover agire diversamente produce una alterazione in negativo sullo stile di vita anche se non si evolve in una psicopatologia conseguente di natura fisica o psichica.

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By |2017-01-05T16:32:44+00:0029 Aprile 2016|In evidenza, Pubblicazioni|0 Comments