Risarcimento del danno alla persona e danno da lutto. Quarta parte

Lutto fisiologico e lutto patologico okArticoli tratti dalla Tesi di Laurea della Dott.ssa Maria Veneziano. Laurea Magistrale in Psicologia Clinica presso l’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo. Anno Accademico: 2014-2015. Titolo: “Risarcimento del danno alla persona e danno da lutto. Riflessioni teoriche e metodologiche alla luce del DSM-5”. Relatore: Chiar.ma Prof.ssa Daniela Pajardi.

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Quarta parte. Lutto fisiologico e lutto patologico.

T: «Ricorda la sua ansia, la sua rigidità, quel pianto quasi esplosivo, distruttivo? Ora lei piange, sì, ma può piangere in modo sereno perché ha imparato a ricordare, perché ha accettato la morte di suo marito e lo cerca, trovandolo, nell’unica dimensione in cui lui esiste ancora, quella appunto dei suoi ricordi. Questo pianto la accompagnerà a lungo, forse, ma non le impedirà di aprirsi al futuro».  (Campione F., Il deserto e la speranza. Psicologia e psicoterapia del lutto, Armando, Roma, 1990, pag. 124).

Con queste parole il terapeuta sancisce la fine di un percorso che ha portato la paziente all’integrazione dell’esperienza di perdita, in cui era rimasta bloccata.

Il termine “lutto” indica una reazione normale e fisiologica alla perdita di una persona cara, pur avendo un significato soggettivo catastrofico. La perdita, come sappiamo, costringe ad affrontare un percorso di sofferenza che assume caratteristiche diverse per ogni individuo. Questo evento doloroso costituisce un momento di transizione psicosociale (Parkes, 1971), a cui dovrà seguire un processo di adattamento e di rielaborazione.

Engel (1961) paragona il lutto ad una ferita che può infettarsi, causando il fallimento dei processi di rielaborazione.

Nel decorso del lutto normale, dopo la scoperta della morte segue una fase di confusione e shock che può durare alcuni giorni, “acute grief”. Nelle fasi successive scema l’interesse per il mondo circostante, il dolore arriva ad ondate, accanto a disturbi della attenzione, del sonno, alterazioni della alimentazione e dell’umore. Il soggetto vive sentimenti di tristezza, disperazione, struggimento, i pensieri sono rivolti solo al defunto, non riesce ad adattarsi all’idea della perdita, cerca la persona morta tra quelle che incontra. Questa fase può durare alcuni mesi, di solito si risolve entro un anno ma le manifestazioni sono variabili.

Esse dipendono dall’intensità del legame col defunto, dalle modalità della morte, da fattori protettivi e di rischio presenti nella vita dell’individuo e dalle capacità di coping.

Segue una fase detta di “lutto integrato” caratterizzata dalla accettazione della perdita e dalla riorganizzazione della propria vita. Nuove combinazioni di pensieri sostituiscono quelli vecchi, vengono istaurate  nuove relazioni ed il defunto vivrà solo nella memoria.

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Nella lingua italiana la parola “lutto” deriva dal latino “luctus”, “lugere”, ossia “piangere” ed indica la condizione di essere in lutto (Lombardo et al., 2007), come conseguenza del “cordoglio”, “cordolium”, l’esperienza di provare dolore.

Nella lingua inglese vengono utilizzati tre termini differenti per definire l’esperienza del lutto.“Bereavement” si riferisce alla perdita di una persona cara per decesso.

“Grief” si riferisce ad una risposta psico-biologica e soggettiva alla perdita, un misto di tristezza e desiderio disperato di riavere la persona defunta.

Con il termine“mourning” si fa riferimento alle espressioni sociali messe in atto in risposta alla perdita, per riorganizzare la propria vita senza il defunto. Fanno parte di queste espressioni sociali i rituali ed i comportamenti tipici di una cultura e religione. I tre termini riassumono tutti gli aspetti dell’esperienza del lutto, dall’evento della morte, alla risonanza soggettiva, fino agli aspetti sociali e culturali associati alla perdita.

Le manifestazioni del lutto sono influenzate da due fattori principali ossia il tipo di legame con la persona defunta,  più intimo è stato e più è probabile che il percorso di rielaborazione sarà difficoltoso ed il modo in cui è avvenuta la perdita. Ad esempio, la perdita di un figlio in tenera età a causa di un incidente può aumentare il rischio che il processo di rielaborazione del lutto non abbia un esito favorevole.

Non tutti i processi di rielaborazione però hanno successo. Riportiamo come esempio alcune parole tratte da un caso clinico di una paziente che è rimasta sospesa nella dimensione di un lutto cronico che non passa.

P: «Cosa vuole, come dicevo l’altra volta, dalla morte di mio marito tutto si è come fermato nella mia vita, non faccio altro che pensare a lui, ricordarmelo; in ogni cosa che faccio. In questa casa ci sono tutte le sue cose, ancora tutti i suoi vestiti, che non sono riuscita a dare via, sono ancora tutti lì. Addirittura, sa, ho ancora in frigo del pesce che pescò lui tanto tempo fa, l’ultima volta che andò a pescare. Mi dico spesso: “Dovrò buttarlo via, lo so che non è più buono da mangiare” eppure non ci riesco; ma tutto, tutto, anche i suoi attrezzi da officina, ogni chiodo, che vuol che le dica…». (ivi, pag. 126).

Roma, 18 giugno ore 11:00/13:00 Meeting Room A.I.P.C., via Giorgio Baglivi 6, Workshop “Il sistema coppia violenta” ultimo appuntamento del ciclo di incontri dedicati al tema delle relazioni disfunzionali. https://www.socialmente.net/roma-18-giugno-workshop-il-sistema-coppia-violenta/

Come suggerisce la parola “lutto complicato”, sta ad indicare un prolungamento del normale processo del lutto per incapacità di accettare il significato emotivo della perdita. Tale disagio può ampliarsi fino ad assumere forme patologiche. Horowitz (1980) è stato uno degli autori che ha suggerito l’inclusione all’interno del DSM di una sindrome da lutto complicato.

Egli enfatizza la continuità tra lutto normale e lutto patologico. Essi differirebbero solo per l’intensità e la durata dei sintomi. Il termine “complicato” denota un deragliamento nel normale processo di guarigione. Include sintomi come: forte bramosia della persona defunta, intrusione di pensieri ed immagini del defunto, sentimento di solitudine e rabbia, incapacità di ridare senso alla vita, pensieri e comportamenti maladattivi, incapacità di regolare le emozioni, pensiero ossessivo rivolto al defunto e preoccupazione sulle circostanze della morte, incredulità, sentimento di alienazione dal proprio contesto sociale, evitamento dei ricordi o al contrario ricerca disperata di contatto col defunto tramite il ricordo, comportamento e pensiero suicidario, peggioramento del funzionamento sociale.

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Roma, 18 giugno ore 11:00/13:00 Meeting Room A.I.P.C., via Giorgio Baglivi 6, Workshop “Il sistema coppia violenta” ultimo appuntamento del ciclo di incontri dedicati al tema delle relazioni disfunzionali. https://www.socialmente.net/roma-18-giugno-workshop-il-sistema-coppia-violenta/

By |2017-01-05T16:32:41+00:0019 Maggio 2016|In evidenza, In offerta, In scadenza, Pubblicazioni|0 Comments