L’ansia nella dimensione relazionale (seconda parte)

L’ansia nella dimensione relazionale (seconda parte)

Nell’esperienza clinica, è possibile rilevare casi di pazienti, che si rivolgono ad un esperto in sede di Colloquio Psicologico, con la richiesta di potere fare qualcosa per i problemi d’ansia.

È il caso di G. ragazza di 30 anni che giunge presso il nostro centro riportando, da tempi immemori, disturbi d’ansia poco specificati. Si è decisa a chiedere aiuto in seguito alla sua ultima storia d’amore finita male. Proseguendo con i colloqui psicologici, narra dei suoi genitori che, emigrati in un altro paese, l’hanno lasciata alle cure dei parenti quando era una neonata, per riprenderla intorno ai 6 anni. G. non esprime consapevolmente alcun senso abbandono, sembra inaccettabile. Razionalizza, giustificando i genitori per la loro azione: “L’hanno fatto solo ed esclusivamente per garantire alla loro unica figlia di potere avere un futuro migliore”. Sembra attivare dei meccanismi di difesa dal dolore, in questo caso, lo spostamento e l’evitamento. In una occasione, durante il colloquio psicologico, G. esprime: “Io avrei voluto una famiglia, invece mi ritrovo mucchi di cose che non mi trasmettono nulla”. G. nella sua vita quotidiana riesce ad orientare la sua attenzione esclusivamente agli aspetti materialisti e al “fare” anziché al vivere, al sentire e all’esprimere. Si è generato in lei un forte senso civico e del dovere che mascherano il suo vero senso di ingiustizia. Ad esempio, G. riferendosi al fatto che le persone dovrebbero poter attraversare tranquillamente la strada senza correre il pericolo di essere investite, esprime molta ansia e rabbia derivate, in realtà, dall’ingiustizia vissuta nella sua infanzia. La rabbia negata resta sottesa nei meccanismi inconsci, e si palesa in ansia. L’ansia, non ancora decifrata e quindi non ancora gestibile, si manifesta come un acting-out, ovvero come scarica di tensione emotiva nell’azione, specie nella sfera lavorativa. G. è una lavoratrice in proprio, una infaticabile artigiana molto creativa. Secondo Freud:

“La creatività è un tentativo, volto a risolvere il conflitto generato da pulsioni istintive biologiche non scaricate, perciò i desideri insoddisfatti sono la forza motrice della fantasia ed alimentano i sogni notturni e quelli a occhi aperti”.

  1. riporta però di non riuscire a gestire i propri affari, talvolta si ritrova con clienti che non saldano il conto e, a tal proposito, esprime verbalmente la sua rabbia, sentimenti di rivendicazione e di vendetta. Le ferite dell’abbandono e del rifiuto si riattivano e vengono evitate camuffandole con l’ansia. Ciò sembra evidente, ad esempio, nella sua vita sentimentale. G. si innamora freneticamente ma, poi, non riesce a mantenere un rapporto solido nel tempo, ritrovandosi ad affrontare continuamente la separazione.

Centro profilassi relazioni disfunzionali e violente

Il Centro specialistico  è dedicato a singoli individui, coppie e nuclei familiari con disagi nelle relazioni interpersonali. Gli esperti dell’A.I.P.C. dal 2001 forniscono training brevi ed efficaci per affrontare ogni tipo di complicazione relazionale, dalla fase iniziale a quella della separazione, anche con episodi di violenza e stalking. Il Centro è aperto a tutte le persone, senza distinzione di sesso e del ruolo che rivestono nelle relazioni interpersonali. Per un’efficace profilassi delle relazioni disfunzionali e violente è essenziale misurare l’indice di disfunzionalità relazionale ©AIPC 2017. L’indice risulta essere uno strumento particolarmente efficace per il benessere relazionale attuale e delle future generazioni. Il protocollo scientifico A.I.P.C. è un protocollo integrato e circolare che calcola l’indice con peculiari misurazioni e colloqui (anche a distanza). Il protocollo scientifico A.I.P.C. è stato validato e risulta essere efficace nel 70% dei casi. La segreteria, che fisserà il giorno e l’ora dell’appuntamento, è attiva dal lunedì al venerdì con orario 10:00/19:00 e risponde al numero 0644246573 o via mail info@socialmente.net.

Come evidenziato da Bourbeau (2015), in ognuno di noi sono presenti delle ferite, è opportuno non evitarle ma, anzi, accettarle per poter imparare a gestirle. Esperire le ansie che le camuffano può condurci a riconoscerle e comprenderle, in modo da aiutarci, partendo da esse, ad ideare un progetto di vita a noi più congeniale, solido e concreto. Una volta ascoltate e comprese, le ansie possono essere canalizzate sul fare e la creatività, in modo da permettere la consapevolezza e la spinta funzionale alla realizzazione di sè.

Bibliografia

  • Mc Williams (2011). La diagnosi Psicoanalitica. Astrolabio
  • Freud (1985) Introduzione alla Psicoanalisi. Bollati Boringhieri
  • American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (5th ed.). Washington, DC: Author.
  • Sareen, J., Jacobi, F., Cox, B. J., Belik, S. L., Clara, I. & Stein, M. B. (2006). Disability and poor quality of life associated with comorbid anxiety disorders and physical conditions. Archives of Internal Medicine, 166(19), 2109-2116.
  • Bolwby (1999). Attaccamento e perdita: l’attaccamento alla madre. Bollati Boringhieri
  • Kring, G. Davison, J.M.Neale (2017) Psicologia Clinica. Zanichelli
  • Bourbeau (2015) Le 5 ferite. Nuove chiavi di guarigione. Amrita

E’ possibile consultare la prima parte qui https://www.socialmente.net/lansia-nella-dimensione-relazionale-prima-parte/

Centro Giustizia Riparativa https://www.giustiziariparativa.it/chi-siamo/

Riproduzione riservata. A.I.P.C. Editore ©2018

By |2018-10-04T04:02:31+00:004 ottobre 2018|In evidenza, In scadenza, Pubblicazioni|0 Comments