L’ansia nella dimensione relazionale (prima parte)

L’ansia nella dimensione relazionale (prima parte)

L’ansia, per certi versi, è un’emozione comune a tutti gli esseri umani. Qualche individuo ne soffre in maniera generalizzata e cronica, altri la esperiscono solo in determinati momenti, altri ancora l’hanno provata raramente nell’arco della propria vita. E’ descritta come uno stato di paura, o di preoccupazione acuta, di fronte ad un pericolo, reale o percepito, con sensazioni di minaccia, tensione, rimuginii, sudorazione, tachicardia, capogiri. Possono presentarsi talvolta delle strategie di evitamento, volte a gestire e placare le ansie e, quindi, a non affrontarle.

La terminologia, che trova le sue radici nel  latino “angere”, vale a dire “stringere”, esprime la sensazione di disagio vissuta da chi ne soffre: come una immobilizzazione forzata che impedisce, di fatto, l’agito e il proseguimento della vita. Gli antichi greci la definivano melanconia, data da un eccesso di bile nera presente nell’organismo: la teoria sostenuta da Ippocrate e accettata, poi, da Aristotele, era quella di curarla con il vino. Nel Medioevo era considerata una malattia dello spirito, la cui cura, di impronta religiosa, era la redenzione dal peccato. Nei secoli successivi, si utilizzavano pozioni, salassi, pietre preziose. Solo verso la fine dell’800 si hanno i primi studi medici dell’ ansia. È nel 1994, grazie al contributo dell’APA (American Psychiatric Association), che l’ansia è riconosciuta come un disturbo, è infatti descritta come:

“L’anticipazione apprensiva di un pericolo o di un evento negativo futuro, accompagnata da sentimenti di disforia o da sintomi fisici di tensione. Gli elementi esposti al rischio possono appartenere sia al mondo interno che a quello esterno” (APA, 1994).

Centro profilassi relazioni disfunzionali e violente

Il Centro specialistico  è dedicato a singoli individui, coppie e nuclei familiari con disagi nelle relazioni interpersonali. Gli esperti dell’A.I.P.C. dal 2001 forniscono training brevi ed efficaci per affrontare ogni tipo di complicazione relazionale, dalla fase iniziale a quella della separazione, anche con episodi di violenza e stalking. Il Centro è aperto a tutte le persone, senza distinzione di sesso e del ruolo che rivestono nelle relazioni interpersonali. Per un’efficace profilassi delle relazioni disfunzionali e violente è essenziale misurare l’indice di disfunzionalità relazionale ©AIPC 2017. L’indice risulta essere uno strumento particolarmente efficace per il benessere relazionale attuale e delle future generazioni. Il protocollo scientifico A.I.P.C. è un protocollo integrato e circolare che calcola l’indice con peculiari misurazioni e colloqui (anche a distanza). Il protocollo scientifico A.I.P.C. è stato validato e risulta essere efficace nel 70% dei casi. La segreteria, che fisserà il giorno e l’ora dell’appuntamento, è attiva dal lunedì al venerdì con orario 10:00/19:00 e risponde al numero 0644246573 o via mail info@socialmente.net.

Nell’ultima revisione del Manuale Diagnostico e statistico dei Disturbi Mentali (DSM V, APA 2013), il Disturbo d’Ansia include diverse tipologie di psicopatologie, quali il Disturbo d’Ansia da separazione, l’Agorafobia, le Fobie, il Mutismo selettivo, il Disturbo di Panico, le condizioni non altrimenti specificate. Diverse sono le modalità di gestione e di trattamento dei Disturbi d’Ansia: trattamenti farmacologici (ansiolitici e benzodiazepine), tecniche di respirazione e di rilassamento, gruppi di auto-aiuto, ma il trattamento d’elezione resta la Terapia Psicologica, che mira ad alleviare la sintomatologia ed a ridurne le conseguenze. In particolare, si rileva sempre più spesso come e quanto i meccanismi dell’ansia traggano origine dal passato più remoto dell’individuo, si sviluppano in età infantile e tendono a persistere quando non sono curati.

Nell’accezione psicoanalitica di stampo freudiano, l’ansia è un segnale di pericolo avvertito dall’Io. I sintomi dell’ansia traducono il tentativo di rinnegare pulsioni inaccettate, mascherando il loro progetto di realizzazione. L’individuo, che ignora il contenuto delle pulsioni rimosse, è indotto a trasferire fuori, nel mondo esterno, o nel proprio corpo, somatizzando, ciò che investe il suo mondo psichico. Quando l’Io è incapace a fare fronte alle spinte dell’inconscio, compare la sintomatologia di tipo nevrotica, un processo difensivo attivato, in questo caso l’ansia, con conseguenti pensieri ossessivi e\o fobie, somatizzazioni, ecc.

Secondo il pensiero freudiano, è anche possibile correlare ad ogni fase dello sviluppo una tipologia d’ansia. Nella fase della separazione-individuazione, intorno al primo anno di vita, fa capolino il timore di perdere l’oggetto amato e il suo affetto: si presenta un’angoscia che, se non superata adeguatamente, continuerà ad influire, con tutta la sua potenza, anche nella vita adulta. Da adulti, tale ferita può esprimersi in diverse modalità relazionali ansiose, ciò dipende dalle caratteristiche di ogni individuo. Il bambino che era sopraffatto dalle paure non rassicurate e quindi traumatiche, può diventare l’adulto non in gradi di affrontare la vita perchè sopraffatto dalle sue ansie.

Bibliografia

  • Mc Williams (2011). La diagnosi Psicoanalitica. Astrolabio
  • Freud (1985) Introduzione alla Psicoanalisi. Bollati Boringhieri
  • American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (5th ed.). Washington, DC: Author.
  • Sareen, J., Jacobi, F., Cox, B. J., Belik, S. L., Clara, I. & Stein, M. B. (2006). Disability and poor quality of life associated with comorbid anxiety disorders and physical conditions. Archives of Internal Medicine, 166(19), 2109-2116.
  • Bolwby (1999). Attaccamento e perdita: l’attaccamento alla madre. Bollati Boringhieri
  • Kring, G. Davison, J.M.Neale (2017) Psicologia Clinica. Zanichelli
  • Bourbeau (2015) Le 5 ferite. Nuove chiavi di guarigione. Amrita

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By |2018-09-27T05:28:16+00:0027 settembre 2018|In evidenza, In scadenza, Pubblicazioni|0 Comments