La paura dell’abbandono (seconda parte)

La paura dell’abbandono (seconda parte)

Nella parte precedente di questo articolo, abbiamo visto le origini del vissuto di abbandono, spiegate anche dalla Teoria dell’attaccamento di Bowlby. Comprendiamo adesso quali agiti sono conseguenze di tale vissuto, dando anche uno sguardo alla storia di Riccardo.

Come si comporta chi ha paura di essere abbandonato?

Spesso queste persone tendono a mettere in atto determinati comportamenti che non fanno altro che aggravare la loro situazione, evitando ad esempio di legarsi affettivamente ad altre persone. Il modello d’attaccamento sviluppato durante l’infanzia, funzionale o meno che sia, si riproduce all’interno di ogni relazione affettiva, influenzando anche la scelta del partner amoroso. Solitamente, infatti, chi soffre di paura dell’abbandono, tende ad instaurare dei rapporti proprio con persone inaffidabili ed evitanti, incapaci quindi di intraprendere una relazione affettiva duratura e stabile nel corso degli anni. Al tempo stesso, chi ha paura di poter essere abbandonato dalle persone a cui tiene, evita chiunque mostri un minimo di stabilità ed interesse ad impegnarsi in una relazione. Molte delle persone che provano quest’ansia da abbandono sono infatti più propense a trascorrere la propria vita da sole, proprio per evitare di dover vivere quest’evento tanto temuto, se eviteranno di legarsi sentimentalmente non potranno mai soffrire per questo. Si finisce così in un circolo vizioso, in cui i partner evitanti ed instabili non fanno altro che tenere vivo il timore di poter essere abbandonati. Un altro comportamento che potrebbe essere messo in atto da chi ha paura dell’abbandono delle persone care, è il controllo del partner, a cui è connessa una forte gelosia. Lo scopo è quello di prevenire qualsiasi scenario che possa in qualche modo minacciare la loro relazione affettiva. Purtroppo, anche questi comportamenti si rivelano disfunzionali in quanto spesso i partner arrivano a sentirsi troppo controllati ed immersi in una relazione in cui non vi è un minimo di fiducia nei loro confronti. Altre volte l’ansia da abbandono porta le persone ad essere incapaci di troncare un rapporto dannoso, pur riconoscendolo come tale. La paura di rimanere soli può essere più forte di tutto ciò.

Centro profilassi relazioni disfunzionali e violente

Il Centro specialistico  è dedicato a singoli individui, coppie e nuclei familiari con disagi nelle relazioni interpersonali. Gli esperti dell’A.I.P.C. dal 2001 forniscono training brevi ed efficaci per affrontare ogni tipo di complicazione relazionale, dalla fase iniziale a quella della separazione, anche con episodi di violenza e stalking. Il Centro è aperto a tutte le persone, senza distinzione di sesso e del ruolo che rivestono nelle relazioni interpersonali. Per un’efficace profilassi delle relazioni disfunzionali e violente è essenziale misurare l’indice di disfunzionalità relazionale ©AIPC 2017. L’indice risulta essere uno strumento particolarmente efficace per il benessere relazionale attuale e delle future generazioni. Il protocollo scientifico A.I.P.C. è un protocollo integrato e circolare che calcola l’indice con peculiari misurazioni e colloqui (anche a distanza). Il protocollo scientifico A.I.P.C. è stato validato e risulta essere efficace nel 70% dei casi. La segreteria, che fisserà il giorno e l’ora dell’appuntamento, è attiva dal lunedì al venerdì con orario 10:00/19:00 e risponde al numero 0644246573 o via mail info@socialmente.net.

La storia di Riccardo

Riccardo è un uomo di mezza età, single, che tiene particolarmente alla propria immagine. È molto curato nell’abbigliamento e nell’aspetto fisico. È una persona molto garbata e dedita al lavoro. È arrivato nel nostro studio in seguito all’ennesima delusione amorosa. La fine della sua ultima relazione lo ha devastato così tanto da non sapere da dove iniziare a rimettere insieme i pezzi, ed ha quindi deciso di rivolgersi ad uno psicoterapeuta per avere un supporto per riprendere in mano la propria vita. Anche se i genitori sono sempre stati troppo ansiosi nei suoi riguardi, Riccardo ha avuto un’infanzia felice…fino alla nascita della sua sorellina Valentina. Riccardo ricorda ogni singolo gesto d’affetto da parte dei suoi genitori nei confronti della sorellina: le carezze, le coccole, i giochi insieme. Non parla mai del tempo trascorso con sua madre e suo padre dopo la nascita di Valentina, come se non ci fossero stati dei momenti condivisi, o come se non li volesse ricordare. Una volta terminata l’Università, Riccardo ha deciso di andarsene dall’Italia e di allontanarsi conseguentemente dalla sua famiglia, anche se a malincuore, trasferendosi in Germania, dove è riuscito a trovare un lavoro che lo soddisfa. Qui Riccardo ha incontrato Raffaella, con cui, dopo qualche mese, decide di intraprendere una relazione. Insieme sono felici, anche se Riccardo sembra riversare l’ansia con cui lo hanno sempre accudito i genitori, all’interno del suo rapporto con Raffaella, timoroso che lei possa decidere di lasciarlo da un momento all’altro. Dopo qualche anno di fidanzamento i due decidono di sposarsi e compiono insieme questo grande passo. 3 anni dopo però, Riccardo, durante uno dei tanti controlli dei messaggi sul cellulare della moglie, scopre un tradimento di Raffaella. Riccardo è distrutto, non capisce dove abbia sbagliato con lei, non avendole mai fatto mancare nulla, non avendole mai detto di no ed avendole concesso tutto quello che aveva desiderato. Raffaella però non lo ama più e decide di chiedere il divorzio. I due quindi si separano ed allontanano per sempre. Riccardo trascorre un periodo di profonda solitudine e tristezza: non esce molto da casa, se non per andare a lavoro, e trascorre le sue giornate guardando passivamente la televisione. Spinto dai suoi amici una sera decide di uscire e conosce Josephine: una giovane donna tedesca con la quale si butta subito in un’altra relazione. Anche in questo caso Riccardo fa di tutto per accontentare e soddisfare le aspettative della sua amata, tralasciando alcune sue passioni per mettere in primo piano quelle di Josephine. Dopo qualche mese però termina anche la relazione con la giovane donna tedesca. Riccardo continua a non capire, crede di essere destinato ad essere abbandonato da tutte le donne della sua vita ed inizia così un lungo periodo durante il quale non riesce a legarsi sentimentalmente a nessuno. In quest’arco di tempo Riccardo esce con diverse donne. Viene sempre attratto da quelle che presentano un carattere evitante, donne che non trasmettono un senso di stabilità. Al contrario scappa da tutte coloro che, nel corso del tempo, si erano mostrate seriamente interessate a lui. La paura di dover rivivere il dolore provato per colpa delle donne della sua vita è troppo forte e rappresenta una ferita ancora aperta.

A distanza di anni Riccardo riflette con la sua terapeuta sulle relazioni passate. Riconosce di aver sempre indossato una maschera, o meglio, diverse maschere in base alla persona che aveva di fronte a sé. Non è mai riuscito a mostrarsi per quello che è in realtà, modulando il proprio comportamento in base ai desideri e alle aspettative dell’altro; si rende conto di aver avuto questo atteggiamento sia in amore che in amicizia. È amareggiato, quasi deluso da se stesso. Riccardo ammette che questo suo atteggiamento ha condizionato la sua vita a tal punto da non sapere chi sia “il vero Riccardo”. Non ha la minima idea di quali lati del suo carattere siano reali e quali siano invece costruiti in base al mondo in cui vive.

Bibliografia:

Bowlby, J. (1973 ). Attachment and loss, vol.II: Separation. Institute of Psycho-analysis (London, England)

Cipriano, S. (2010-2011). Love addiction. Dall’estasi dell’amore romantico alla dipendenza. https://www.tesionline.it/consult/pdfpublicview.asp?url=../__PDF/43159/43159p.pdf?1532337278331

E’ possibile leggere la prima parte dell’articolo qui https://www.socialmente.net/la-paura-dellabbandono-prima-parte/

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By |2018-09-06T07:46:34+00:006 settembre 2018|In evidenza, In scadenza, Pubblicazioni|0 Comments