Rubrica: figli e padri, terza parte.

Rubrica: figli e padri, terza parte

In questa terza ed ultima parte dell’articolo sulla relazione paterna, viene raccontata la storia di F. e del suo percorso psicoterapeutico, di come abbia consapevolizzato la figura paterna ed il suo ruolo, oggi, nella sua vita adulta. Nell’esempio che riportiamo, l’obiettivo del percorso si è configurato proprio nella consapevolizzazione e poi elaborazione della figura paterna assente e poco positiva per lo sviluppo del bambino in adulto.

Il Centro specialistico A.I.P.C. è dedicato a singoli individui, coppie o nuclei familiari segnati da ferite non elaborate come rifiuti, separazioni, abbandoni e lutti. I professionisti dell’A.I.P.C., quali psicologi, psicoterapeuti offrono consulenze e training brevi ed efficaci anche a distanza. La segreteria, che fisserà il giorno e l’ora dell’appuntamento, è attiva dal lunedì al venerdì con orario 09:00/19:00 e risponde al numero 0644246573 o via mail info@socialmente.net.

Per il 5×1000 C.F. 97238660589. Per donazioni A.I.P.C. Poste Italiane IBAN IT83I0760103200000056039688

F., è una trentenne che gestisce un negozio. La motivazione che la spinge ad intraprendere un percorso risiede essenzialmente nella disfunzionalità della sua attuale relazione sentimentale, nella quale ama e non si sente amata, ha un altissimo senso altruistico che però, a suo dire, non viene quasi mai apprezzato e ricambiato. Districa i fili della sua storia uno per uno, con evidenti difficoltà perché il viaggio dentro sé stessi è il più tortuoso che un essere umano possa decidere di compiere. I nodi sono tanti, alcuni anche molto stretti; F., in un flusso continuo di pensieri, tira fuori scatti di rabbia nei confronti delle persone più vicine: per la prima volta ammette che non pensava di poter avere atteggiamenti violenti perché lei, avendoli subiti dal padre, li rinnegava. Da qui, la svolta, nel prendere atto che, la figura paterna si rivela ben più radicata nei suoi gesti, nei suoi pensieri, nella sua vita di quanto lei stessa volesse ammettere.

Nella sua mente la nebbia inizia a diradarsi e le idee a farsi nitide: F. finalmente racconta che suo padre già in età prescolare aveva un negozio di sua proprietà e che lei, a soli 5 anni, veniva portata lì dal padre per trascorrere le ore lavorative insieme a lui. Nessun gesto affettuoso, né ludico. Solo lavoro. Oggi, nonostante i suoi anni siano trenta e nonostante il proprietario del negozio in cui lavora abbia nei suoi confronti un atteggiamento che, molto probabilmente, porterebbe qualsiasi persona a licenziarsi (orari di lavoro estenuanti, oppressioni di ogni tipo, ritardi e problemi riguardo i pagamenti), lei, paradossalmente, esprime, “in-consapevolmente” un’attrazione sempre più forte per il “negozio”.

F. improvvisamente si congela in un silenzio assordante, come sprofondata nella poltrona. Un insight! F. ha iniziato il percorso di consapevolezza. Il ricordo del padre e del negozio in cui, forse, ha condiviso i suoi pochi momenti con il padre, la costringe a dover restare in quel negozio e a subire il disprezzo del capo, solo perché rivede in quel luogo l’ambiente in cui il padre l’ha fatta vivere. La figura paterna si concretizza così nel datore di lavoro: nonostante egli compia gesti che la portano a stare male, esattamente come faceva il padre con lei nella sua infanzia, negandogli il gioco di cui invrebbe avuto bisogno ma, soprattutto, negandole il riconoscimento e l’affettività, lei non riesce a distaccarsene. F. riesce finalmente ad ammettere a sé stessa, di sentire suo quel negozio perché è solo lì che sente delle sicurezze, la protezione … il padre! Il loop emotivo di cui abbiamo parlato precedentemente, si rivela prepotentemente in storie simili a quella narrata: il vissuto non positivo della figura paterna può produrre anche delle ferite dolorose profonde nella crescita e nello sviluppo emotivo del figlio in tutte le relazione interpersonali, in particolare in quelle affettive e lavorative.

F. porta su di sé il fardello delle scelte fatte per se stessa, le negatività che ne sono derivate. Per superarle, è stata costretta a guardarle in faccia e a dargli un nome, grazie all’aiuto del training psicologico. Esattamente come ci ricorda nel dipinto di Enea che, per salvare se stesso e la sua stirpe, si carica del peso del suo passato, di suo padre, per poter affrontare in maniera piena e serena il suo domani senza dimenticarsi del suo futuro che è lì, due piccoli passi dietro di lui.

Riproduzione riservata. AI.P.C. Editore ©2018

La prima parte della rubrica figli e padrihttp://www.socialmente.net/rubrica-figli-e-padri-prima-parte-enea-e-il-padre-anchise/

La prima parte della rubrica figli e padrihttp://www.socialmente.net/rubrica-figli-e-padri-seconda-parte/

Non vi lasciamo soli con la violenza neanche in estate

Lo Sportello di ascolto ed orientamento psicologico e legale sarà attivo tutti i giorni con orario 12.00/16.00 dal 4 agosto al 2 settembre sulla numerazione 3274660907 o via mail all’indirizzo info@socialmente.net.  Il centro specialistico è a disposizione di singoli individui (uomini e donne), coppie e famiglie con problemi nelle relazioni interpersonali. Gli esperti forniscono percorsi brevi e risolutivi (anche a distanza) per affrontare ogni tipo di complicazione relazionale. Dalla fase iniziale a quella della separazione, anche in caso di episodi di violenza e stalking.

Il Centro specialistico A.I.P.C. è dedicato a singoli individui, coppie o nuclei familiari segnati da ferite non elaborate come rifiuti, separazioni, abbandoni e lutti. I professionisti dell’A.I.P.C., quali psicologi, psicoterapeuti offrono consulenze e training brevi ed efficaci anche a distanza. La segreteria, che fisserà il giorno e l’ora dell’appuntamento, è attiva dal lunedì al venerdì con orario 09:00/19:00 e risponde al numero 0644246573 o via mail info@socialmente.net.

Per il 5×1000 C.F. 97238660589. Per donazioni A.I.P.C. Poste Italiane IBAN IT83I0760103200000056039688

By | 2018-08-01T15:50:09+00:00 1 agosto 2018|In evidenza, In scadenza, Pubblicazioni|0 Comments