Figli… genitori dei genitori

Figli… genitori dei genitori

Gli stati d’animo di un genitore, influiscono direttamente su quelli dei figli, condizionandone i comportamenti. Problematici sono gli stati d’animo negativi quando divengono rigidi, strutturati in modalità altalenanti e imprevedibili o durature e costanti. Un esempio può essere la cronicità di un genitore depresso che riduce il suo impulso vitale e regredisce psichicamente, privando anche il bambino o la bambina dell’affetto e delle sicurezze di cui necessita.

Non vi lasciamo soli con la violenza neanche in estate

Lo Sportello di ascolto ed orientamento psicologico e legale sarà attivo tutti i giorni con orario 12.00/16.00 dal 4 agosto al 2 settembre sulla numerazione 3274660907 o via mail all’indirizzo info@socialmente.net.  Il centro specialistico è a disposizione di singoli individui (uomini e donne), coppie e famiglie con problemi nelle relazioni interpersonali. Gli esperti forniscono percorsi brevi e risolutivi (anche a distanza) per affrontare ogni tipo di complicazione relazionale. Dalla fase iniziale a quella della separazione, anche in caso di episodi di violenza e stalking.

Il figlio o la figlia, in questo caso, potranno cercare di alleviare le sofferenze del genitore, rispondendo in modo compiacente alle sue esigenze, perdendo però di vista le proprie e rinunciando a reclamarle. In questo modo, i ruoli di protezione e cura si invertono, tenendo bloccato lo sviluppo in una condizione pseudo-adulta, nella quale si assolvono ruoli e funzioni adulte con strumenti e configurazioni psichiche ancora immature rispetto alla propria identità e alla relazione con l’altro. Ciò favorisce lo sviluppo di un “Falso sè”, che interrompe il contatto con l’autenticità delle proprie emozioni e dei propri bisogni, così come, il caregiver aveva perso di vista quelle del bambino. L’iper-responsabilizzazione si estenderà dalla vita domestica al resto delle relazioni al di fuori di casa, non destando, spesso, particolari attenzioni negli adulti ma limitando, di fatto, la flessibilità cognitiva, la creatività, la leggerezza, la capacità di divertirsi e di instaurare rapporti soddisfacenti con i coetanei e nelle future relazioni affettive adulte. Non di rado, crescendo, possono emergere, da parte dei figli, vissuti di tradimento e rabbia nei confronti del genitore, specie quando quest’ultimo migliora e riprende in mano la propria vita, minacciando così l’identità, il ruolo e lo status, già confusi, del figlio o della figlia. Riportiamo di seguito un frammento del racconto di una madre, giunta all’interno di un percorso psicoterapeutico, in seguito alla morte della figlia:

“Quando D. aveva 12 anni suo padre mi ha tradito, mi ha rubato tutto e se ne andato senza darci più sue notizie. Io sono crollata e lei, anche se ragazzina, mi ha sostenuta, si è occupata di tutto! A volte avevo l’impressione di essere io la bambina. Poi, crescendo, ci siamo allontanate, mi ha rimproverato di non aver saputo trattenere suo padre, io ho fatto il possibile! Mi ha fatto capire che era stanca di vivere con me, per questo… ho accettato di mandarla in collegio. Non tornava mai, andava dai genitori della sua migliore amica, le piaceva stare da loro, andavano d’accordo e aveva l’impressione di avere una vera famiglia, una cosa che io non potevo darle! Ma l’aspettavo sempre, era la mia piccolina! A volte penso che si sia uccisa per colpa mia! Nell’ultima telefonata mi ha detto che iniziava ad essere felice! Avrebbe voluto una famiglia che l’amasse, nient’altro! I genitori non dovrebbero mai andarsene!”  

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In un momento di grande sofferenza familiare, la dodicenne di questa storia, cerca di farsi carico del benessere dell’unica figura di riferimento che è rimasta. Di fatto, si ritrova ad aver perso entrambe le figure di cura: il padre che è andato via interrompendo i rapporti; la madre che, distrutta dal tradimento e dall’abbandono da parte del marito, ha un crollo psico-emotivo e una regressione infantile che male si concilia con il suo ruolo di genitore. Possiamo ipotizzare che, impegnandosi nel sostenere la madre, D. abbia dovuto mettere da parte i propri compiti evolutivi di bambina e adolescente, il proprio dolore e i propri bisogni di conforto e sostegno. Sebbene, nel periodo del collegio, D. si sia allontanata dalla propria situazione familiare, rifugiandosi in quella dell’amica, proprio quando iniziava ad essere felice, si è suicidata.

Il funzionamento psico-emotivo dei bambini investiti del ruolo di genitore del genitore, può essere compromesso fortemente. Non avendo avuto la possibilità di sviluppare risorse mature e più evolute, si è strutturato in modo rigido e polarizzato: bene-male, buono-cattivo, tutto o nulla, ecc., risultando limitato nella capacità di accogliere ed elaborare le inevitabili contraddizioni, le ambivalenze e il cambiamento, nella vita. Non a caso, forse, D. non è riuscita a sostenere la propria vita, proprio nel momento del cambiamento che, finalmente, la introduceva alla felicità. Le difficoltà che, dunque, spesso si presenta nel lavoro psicologico con questi bambini e adolescenti, sono sicuramente le resistenze nell’accettare di tornare al proprio ruolo generazionale, di perdere quel particolare potere da restituire a chi di dovere, nell’ammettere il proprio senso di colpa per l’ambivalenza provata e\o manifestata nei confronti del genitore accudito, nell’elaborazione per stimolare la maturazione dei pensieri rigidi, che vedono per esempio il genitore solo come debole e bisognoso e non anche come forte e capace.

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