Atti seminario 9 giugno 2017: Verso un’eziologia delle relazioni violente

Il 9 giugno si è svolto il seminario “verso un’eziologia delle relazioni violente” presso l’aula magna dell’Università degli studi Niccolò Cusano a Roma. L’occasione dell’incontro è stata la presentazione dei risultati della ricerca svolta all’interno del progetto vincitore del bando della Regione Lazio, “Famiglie senza Gabbie”. Ad introdurre il seminario e l’associazione è intervenuta la dottoressa De Filipppo, preside della facoltà di Psicologia dell’università, la quale ha sottolineato l’importanza delle relazioni violente nella nostra società e la necessità, in particolare negli studenti, di approfondire gli aspetti pratici, solitamente oscurati da quelli teorici, all’interno di un progetto formativo focalizzato su un tema culturalmente rilevante.

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È intervenuto il dottor. Massimo Lattanzi presentando in primis l’Associazione Italiana di Psicologia e Criminologia e il progetto “Famiglie senza gabbie”, per avviare una ricerca sulla conoscenza del funzionamento psicologico degli autori e vittime di violenza in cui l’obiettivo è la prevenzione della violenza e l’interruzione della trasmissione generazionale attraverso un approccio multidisciplinare integrato e circolare senza distinzioni di genere. Approfondendo l’eziologia di relazioni disfunzionali e violente, si è parlato di script e trauma come fattori di rischio derivati dalla perdita di attenzioni da parte dei caregiver nell’infanzia e nella adolescenza, finestre temporali in cui il bambino dovrebbe sperimentare un sano narcisismo e senso di onnipotenza. Si è chiesto al pubblico quali potrebbero essere i vissuti di perdita che portano allo sviluppo di dinamiche relazionali disfunzionali e le risposte hanno riguardato il tema delle separazioni, lutti, patologie psicofisiche, mancanza di affettività e difficoltà con i pari nell’ambito scolastico. Inoltre, un partecipante ha condiviso la sua personale esperienza di perdita di attenzioni in relazione alla nascita della sorellina confermando che tutt’oggi le sue relazioni sono “pessime” e dunque il dott. Lattanzi l’ha incoraggiata a lavorare su questo aspetto della sua infanzia per migliorarlo e superarlo. Si è poi parlato di eventi che attivano la perdita del controllo e l’ipersensibilità verso il tema della separazione che fanno emergere inconsapevolmente le ferite non elaborate del passato, aumentando il rischio di sviluppare relazioni disfunzionali o violente alla base delle quali vi è un dolore condiviso piuttosto che un sentimento d’amore. Come esemplificazione viene presentato il caso clinico della paziente Anna (nome di fantasia), una paziente che ha vissuto diverse perdite e traumi relazionali e che grazie al protocollo di intervento dell’AIPC sta riuscendo ad aumentare la sua autostima migliorando le sue relazioni. Sono state chieste al pubblico le possibili cause che hanno portato Anna a sviluppare relazioni disfunzionali. Alcuni hanno identificato la causa nelle diverse interruzioni volontarie di gravidanza, di cui Anna ha parlato nel video, immaginando che si sentisse ancora figlia e non all’altezza di essere genitore; che avesse paura di avere un legame per tutta la vita; che queste gravidanze provenissero da violenze fisiche; che avesse dato troppa fiducia ai partner, buttandosi a capofitto nelle relazioni senza riflettere; che non volesse coinvolgere eventuali figli nelle sue scelte sbagliate; e infine che non volesse continuare ad alimentare queste relazioni disfunzionali. Il dottor Lattanzi ha qui sottolineato la mancanza di Anna e dei suoi partner nel proteggersi, durante i rapporti, non solo dalle possibili gravidanze ma anche da malattie sessualmente trasmissibili sottolineando così il bisogno di entrambi di provare un rischio costante derivante dalla passione con accezione di patire, provare dolore come più potente afrodisiaco in natura. Altri partecipanti si sono focalizzati sul lutto del padre di Anna e sui suoi problemi di bassa autostima che l’hanno portata a relazionarsi con partner dai tratti narcisisti che si mostrano falsamente vincenti e sicuri di sè. Testimone di questa dinamica è una donna del pubblico che racconta di aver avuto sempre partners con tratti narcisisti dai quali era attratta per l’aspetto fisico, la sicurezza, l’essere “vincenti” ma che poi le succhiavano la forza e le sue risorse. Il dott. Lattanzi conferma questo profilo specificando che sono i cosiddetti “narcisisti perversi” che preferiscono prendere l’autostima dall’altro accelerando i tempi della relazione per colmare il vuoto che sentono dentro. Non bisogna arrivare alla situazione di cronaca nera ma fondamentale è la prevenzione.

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La dottoressa Calzone è intervenuta per parlare di “presunte vittime” e “presunti autori” sottolineando il labile confine tra queste due condizioni infatti spesso i protocolli di intervento sono limitati alle vittime mentre l’AIPC offre servizi di consulenza legale e psicologico senza distinzione per affrontare le relazioni violente, in tutti i loro aspetti, lavorando anche con coppie disfunzionali attraverso un protocollo preventivo riparativo a 360 gradi. Gli autori non vanno categorizzati ma seguiti caso per caso. In questa fase di fondamentale importanza è l’anamnesi del soggetto.

Da non sottovalutare poi è il tema della manipolazione, in cui si sviluppano tutte le altre forme di violenza riscontrate in molti colloqui di coppia in cui i soggetti si mostrano diversi rispetto ai singoli colloqui facendo emergere una codipendenza basata sul dolore e non sull’amore. Questa collusione mista alla dipendenza affettiva porta all’incapacità di lasciarsi creando una dinamica ciclica di violenza, questo perché non c’è capacità di problem solving ed il conflitto nasce e si soluziona sempre nello stesso modo. La dottoressa Calzone, racconta della sua esperienza lavorativa presso la casa circondariale di Rebibbia grazie alla quale ha potuto avere un quadro globale dell’eziologia delle relazioni disfunzionali.

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A seguire, la dottoressa Carmen Pellino ha presentato i risultati della ricerca sotto un profilo clinico.

La ricerca ha valutato un campione di 90 soggetti:

  • 45 del gruppo sperimentale,
  • 45 del gruppo di controllo.

I 45 soggetti del gruppo sperimentale inoltre sono stati suddivisi in:

  • 14 Autori;
  • 16 Vittime;
  • 12 Soggetti con vissuto di Separazione Traumatica;
  • 3 Minori figli di autori e vittime di violenza.

I test, in particolare Millon e Parents, hanno analizzato i tratti di personalità in relazione alle attenzioni ricevute e alle relazioni disfunzionali. Dai risultati del Millon è emerso che il 47% degli autori e il 54% delle vittime possiede un profilo di personalità dipendente. Dai risultati del Parents invece, è risultato un alto grado di affettività verso la madre tra autori e vittime di sesso maschile e verso il padre in coloro di sesso femminile. Inoltre, dallo stesso test, nell’82% dei casi gli autori si sentono più controllati dalla madre e l’82% delle vittime dal padre, probabilmente ciò si manifesta anche nella dinamica di coppia. In generale, sia nelle vittime che negli autori, è stata rilevata anche una componente narcisistica e negativista di personalità, ossia la tendenza a screditare l’altro.

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Prosegue il Dott. Rinaldo Perri, rimanendo nell’ambito del progetto “Famiglie senza gabbie”, focalizzando il suo intervento sugli “Aspetti psicologici e fisiologici della violenza.” Inizia spiegando la classificazione bimodale della violenza proposta da Meloy (2006):

-VIOLENZA AFFETTIVA: caratterizzata da intenso arousal autonomico, coinvolgimento emotivo, è una violenza reattiva ed impulsiva, c’è percezione di minaccia ed è agita prevalentemente in contesti intra-familiari;

-VIOLENZA PREDATORIA: caratterizzata da arousal minimo, mancato coinvolgimento emotivo, in questo caso la violenza è pianificata, non c’è nessuna percezione di minaccia, ed è estesa anche a figure extra-familiari.

Introduce poi gli aspetti clinici dello Stalking: mediamente oltre il 50% degli stalker agisce comportamenti violenti sulla vittima. Gravi forme di psicopatologia sono diagnosticabili in meno del 10% degli stalker (inclusi gli stalker pubblici). Gli stalker presentano una “patologia della relazione”, derivante spesso da uno stile di attaccamento anomalo, di tipo “preoccupato”: “gli individui preoccupati cercano attivamente di ottenere l’approvazione delle figure di attaccamento…si ritiene che i loro sentimenti di inadeguatezza si associno ad alti livelli di rabbia-intimità” (Dutton, 1995). Continua poi introducendo la proposta eziologica dello stalking indagata attraverso la ricerca condotta dall’AIPC (2012; 2016). L’ipotesi è che durante l’infanzia si instaurino dei pattern relazionali caratterizzati da uno stile di attaccamento di tipo “preoccupato” e da paura (reale o percepita) della minaccia di abbandono.

Questo si collega a mediatori neurofisiologici quali deficit neurofunzionali nelle cortecce prefrontali (CPF), ipoattività CPF sinistra (vulnerabilità al rifiuto) e intenso arousal. Successivamente, in presenza di eventi scatenanti quali la minaccia (reale o percepita) di abbandono dal partner subentra il “kindling”, ossia la riattivazione dei circuiti neuronali già “accesi” in situazioni traumatiche. Gli esiti clinici che ne conseguono possono essere il “comportamento di stalking”, caratterizzato da paura, rabbia ed impulsività di fronte ad una minaccia di separazione o comportamenti persecutori e controllanti come reazione disfunzionale e di difesa alla ferita emotiva. Spiega poi gli aspetti neurofisiologici e gli stadi di elaborazione delle informazioni:

– il Talamo si occupa dell’elaborazione rapida e grezza delle informazioni;

– l’Amigdala si occupa dell’elaborazione emozionale primaria (paura, rabbia);

– la Corteccia prefrontale si occupa dell’elaborazione tardiva, cognitivamente ed emotivamente complessa.

Nello stalker l’iper-attivazione dell’amigdala impedisce che le vie corticali attivino i suoi neuroni:  si lascia sopraffare dalla paura e compie degli “errori emotivi” (mancato intervento modulatore della corteccia prefrontale). Gli obiettivi futuri riguardano: diffondere i risultati della ricerca sperimentale mediante convegni e pubblicazioni scientifiche, incrementare il campione di autori e vittime di violenza e definire un campione italiano normativo, integrare i profili psicodiagnostici con profili psicofisiologici.

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Conclude la giornata l’Avvocato Elia Cursaro, che espone “I delitti di violenza, l’incontro e il confronto con vittime e autori presso l’AIPC”.

Inizia esponendo la prevelenza di reati relativi all’ambito della violenza, appartenenti al codice penale, libro II dei Delitti in particolare.

Nello specifico:

– delitti contro la famiglia: maltrattamenti contro familiari e conviventi (Art. 572);

– delitti contro la persona: violenza sessuale (Art. 609 bis);

– delitti contro la famiglia: violenza privata (Art. 610), minaccia (Art.612), atti persecutori (Art. 612 bis), molestia o disturbo alle persone (Art.660).

Lo stalking è definito come un reato da atti persecutori: “Art. 612 bis c.p. – Atti persecutori – Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni chiunque, con condotte reiterate minaccia  o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia  o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto  o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere taluno ad alterare le proprie abitudini di vita”. I maltrattamenti contro familiari e conviventi sono definiti da: “Art. 572 c.p.- Maltrattamenti contro familiari e conviventi- Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, maltratta una persona della famiglia o comunque convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l’esercizio di una professione o di un’arte è punito con la reclusione da due a sei anni. Se dal fatto deriva una lesione personale grave, si applica la reclusione da quattro a nove anni; se ne deriva una lesione gravissima, la reclusione è sette a quindici anni, se ne deriva la morte, la reclusione è da dodici a 24 anni”.

Lo stalking e i maltrattamenti contro familiari e conviventi sono entrambi inseriti all’interno della legge sul “femminicidio” del 15.10.2013 n.219, la quale comprende:

– arresto in flagranza obbligatorio;

– misure cautelari personali tutte consentite: art.280 c.p.p. e seguenti;

– ricorso alle intercettazioni telefoniche Gratuito Patrocinio a spese dello Stato, indipendentemente dai requisiti di reddito.

L’avvocato continua evidenziando gli strumenti disponibili, distinguendo tra gli strumenti di tutela legale cioè l’esposto, l’ammonimento, la denuncia-querela, e quelli di natura civile. L’AIPC aiuta a riconoscere e attivare questi strumenti che sono:

– ordini di protezione contro gli abusi familiari (art. 342 bis e 342 ter codice civile);

– misure di tutela cautelare civilistiche esperibili con autonomo giudizio e/o nel corso di giudizio di separazione e/o divorzio e/o cessazione convivenza; se la condotta del coniuge o del convivente è causa di grave pregiudizio all’integrità fisica o morale o alla libertà dell’altro coniuge o convivente il Giudice può disporre l’allontanamento o il divieto di avvicinamento. Infine, si è evidenziato che quello di atti persecutori è un reato di evento, ovvero deve essere dimostrato, infatti, non è possibile fare una richiesta di ammonimento verso ignoti. L’avvocato aggiunge che, date le tempistiche naturali della burocrazia, di fondamentale importanza è lavorare sulla prevenzione e sull’informazione riguardo tale tematica.

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Il Seminario si conclude con uno spazio previsto per le domande dal pubblico presente in sala. Nella prima domanda è stato chiesto se in seguito all’entrata in vigore della legge sugli atti persecutori sia stata rilevata in associazione una percentuale di esiti positivi per le vittime; l’avvocato Elia Cursaro ha risposto che l’ammonimento ha aiutato in tal senso e la dottoressa Pellino ha aggiunto che nel 70% dei casi il nostro protocollo di ricerca ha funzionato sia per le vittime che per gli autori. Successivamente si è discusso sul ruolo dei familiari e/o conoscenti della vittima e sulla loro responsabilità nell’aiutarla; l’avvocato Cursaro ha risposto che l’azione legale è assunzione di responsabilità ed è più giusto che venga intrapresa dalla vittima in prima persona. Infine, sono state chieste informazioni riguardo l’esito del trattamento della coppia; la dottoressa Calzone ha risposto che, lavorando su di esse, alcune coppie durano in eterno, poiché raggiungono un funzionale grado di consapevolezza; altre volte, invece, giungono a separasi e si cerca di fare in modo che ciò non si ripeta, ed altre volte ancora il rapporto disfunzionale deriva soltanto da un membro della coppia e non da entrambi. Nella dinamica della coppia è spesso la vittima quella ad avere maggiori problemi a gestire il rapporto e dunque ad avere difficoltà ad essere seguita nel trattamento.

Centro per il trattamento delle relazioni disfunzionali e violente

Il centro specialistico è a disposizione di singoli individui, coppie e famiglie con problemi nelle relazioni interpersonali. Gli esperti dal 2001 forniscono percorsi brevi e risolutivi per affrontare ogni tipo di complicazione relazionale. Dalla fase iniziale a quella della separazione, anche in caso di episodi di violenza e stalking. Ricordiamo che i nostri Centri sono aperti a tutte le persone, senza distinzione di sesso e del ruolo che rivestono nelle relazioni interpersonali. I percorsi individuali, di coppia o di gruppo, (anche a distanza) prevedono un contributo spese. Il protocollo trattamentale scientifico risulta essere efficace nel 70% dei casi.                

06.44.24.65.73 (lun/ven 10-19) –  327.46.60.907 (festivi e fine settimana) info@socialmente.netwww.socialmente.net

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