Abstract 

In materia di stalking, la classificazione di Mullen è forse la più completa ed utilizzata in ambito forense benché, nonostante qualche piccola revisione, sia rimasta fondamentalmente invariata da ormai quindici anni. La classificazione prende in esame le motivazioni alla base di chi molesta in modo assillante. Le cinque categorie individuate da Mullen sono : Il rifiutato (in cerca di un ultimo disperato contatto, non potendo accettare la fine della relazione), il molestatore in cerca di intimità (in cerca di una relazione affettiva/sessuale con la vittima, che può essere anche uno sconosciuto), il rancoroso (convinto di aver subito un torto causato dalla fine della relazione), il corteggiatore inadeguato (corteggiatore poco abile, con scarse capacità sociali ed intellettive), il predatore (che in quanto “predatore” sessuale segue e assale la sua vittima). Con il presente lavoro si farà riferimento a nuove modalità non considerate attraverso le quali lo stalking si manifesta, evidenziando le dinamiche psicologiche e motivazionali alla base di tale comportamento, restando quindi coerenti con il criterio di distinzione di Mullen, e proponendo un tentativo di integrazione, attraverso nuove categorie di stalker da noi inserite. Il fine è quello di ampliare tale classificazione comprendendo tipologie di autori non ancora identificate ed aumentando, di conseguenza, il livello di specificità anche al fine di un trattamento più mirato sul persecutore e sulla vittima.

Centro profilassi relazioni disfunzionali e violente http://www.socialmente.net/centro-profilassi-relazioni-disfunzionali-e-violente/

Metodologia della ricerca

Lo studio, svoltosi a Roma, ha coinvolto un campione casuale di 150 soggetti, 75 maschi e 75 femmine, con un range di età compreso tra i 20 e i 70 anni. Il questionario somministrato, previo consenso informato, si compone di 38 domande ed è diviso in due sezioni: Parte 1-Anagrafica (6 item) e Parte 2-Questionario conoscitivo (32 item). Le domande sono state costruite con la tecnica della risposta chiusa, solo alcune offrono la possibilità di dare risposte aperte, questo, per poter approfondire alcune informazioni (per esempio sul persecutore) o per integrarne altre (per esempio, se possano esserci altri motivi non considerati alla base dei comportamenti persecutori). La parte iniziale del questionario conoscitivo mira a registrare se tra i partecipanti vi siano persone che abbiano già subito “Attenzioni persistenti ed indesiderate da parte di una persona non appartenente al nucleo familiare”. In caso di risposta affermativa gli item seguenti raccolgono informazioni riguardo vittima, autore e modalità di agire di quest’ultimo. Successivamente, è stato chiesto agli intervistati se conoscevano già il termine stalking (il termine viene introdotto da questo punto, definito come “condotta persistente diretta ad una persona specifica che comporta l’avvicinamento ripetuto a distanza di osservazione o la reale vicinanza fisica, l’invio di comunicazioni non consensuali, minacce verbali, scritte o implicite, o una combinazione delle stesse, che provoca timore in una persona di normale raziocinio” (Tjaden & Thoennes, 1998, pag. 1). Il termine è stato utilizzato volutamente in un secondo momento, in modo da non influenzare in maniera prevedibile le risposte, per esempio favorendo una tendenza a fornire risposte socialmente desiderabili. Tutte le persone intervistate hanno dimostrato di conoscere il significato del termine. Si è poi chiesto ai partecipanti quali comportamenti, tra quelli presentati, potessero essere associati allo stalking ed Infine, è stato chiesto per quale motivo lo stalker mette in atto certi comportamenti. Tra le alternative disponibili erano presenti sia le categorie riprese dalla classificazione di Mullen, sia le categorie da noi proposte: Il Salvifico (convinto di essere l’unico capace di poter proteggere l’altro dai pericoli del mondo esterno); il Tormentato (la causa dei suoi comportamenti è da ricercare in esperienze infantili traumatiche come abuso o abbandono); il Controllante (agisce in tal modo per la piacevole sensazione di onnipotenza che deriva dall’esercitare il controllo sulla vittima); Squilibrato (violento e affetto da malattia mentale); Possessivo (patologicamente geloso, “né mia, né di nessun altro/a); Legittimato (si comporta in tal modo in virtù di specifici precetti della cultura di appartenenza); l’Ossessivo (opprime la vittima in quanto ossessivo in ogni aspetto della sua vita); complice (la vittima inconsapevolmente o meno favorisce i comportamenti dello stalker); l’Orgoglioso (la fine della relazione rappresenta uno smacco alla sua dignità). A questa domanda è stato possibile indicare più di un’alternativa di risposta. Nell’ultimo all’item, per approfondire ulteriormente il tema delle motivazioni alla base dei comportamenti dello stalker, è stato poi chiesto, tramite domanda aperta, se possano esserci altre motivazioni alla base del comportamento persecutorio. 2 soggetti hanno risposto a questa domanda, scrivendo rispettivamente “Disagio sociale, incapacità di adattamento nella società”; “Hanno tanto tempo libero”.

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Commento dei risultati ottenuti

Lo studio offre risultati incoraggianti poiché si registra una scelta maggiore per le nuove categorie da noi inserite, con frequenze simili o superiori rispetto a quelle già convalidate da Mullen. Sono quindi ipotizzabili studi di approfondimento utilizzando un campione più ampio ed eterogeneo. Infatti, i limiti del presente studio sono rappresentati principalmente dalla grandezza del campione e dal fatto che si sia svolto in un solo contesto, quello romano. Ciò pone degli ovvi problemi di generalizzabilità dei risultati. Inoltre, alcuni aspetti potrebbero essere ulteriormente approfonditi. Per esempio non è stato considerato lo stalking familiare. In conclusione, il presente studio ha una finalità puramente esplorativa poiché  siamo consapevoli che non offre risultati rappresentativi ma dati parziali e contestualizzati.

Bibliografia

  • Tjaden P. & Thoennes N. (1998), Stalking in America: Findings from national violence against women survey, U.S. Department of Justice, Washington, DC

Tesi ed articolo del dott. Alessandro Manganiello

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